Protezione e assistenza alle vittime

I programmi di ritorno volontario e di accoglienza nei paesi di origine

Poche norme internazionali disciplinano il ritorno volontario nei paesi di origine delle vittime della tratta di esseri umani. L’articolo 19 della Convenzione del 1949, relativa alla repressione della tratta di esseri umani e dello sfruttamento della prostituzione altrui, stipula che le spese di rimpatrio devono essere sostenute dalla vittima. Se quest’ultima non può sostenerle, lo Stato di accoglienza ha l’obbligo di finanziare l’assistenza temporanea e il rimpatrio.

Tuttavia, il recente Protocollo delle Nazioni Unite volto a prevenire, reprimere e punire la tratta di persone, in particolare di donne e bambini, che completa la Convenzione delle Nazioni Unite contro il crimine trasnazionale, prevede l’obbligo per il paese di origine della vittima di accettare e facilitare il suo ritorno in tempi ragionevoli. Il paese di origine è anche tenuto a rilasciare i documenti necessari al viaggio di ritorno e verificare rapidamente se si tratta o meno di un suo cittadino.I paesi di accoglienza devono garantire che il ritorno si svolga in modo sicuro e nel rispetto delle procedure giudiziarie in corso. Il ritorno sarà preferibilmente volontario.

Alcune persone ingannate e sfruttate da trafficanti desiderano rientrare nei loro paesi di origine. Tuttavia, mentre alcune possono inserirsi in programmi di ritorno volontario, altre vengono espulse. In entrambi i casi, il ritorno potrebbe essere impedito da numerosi ostacoli, in particolare quando queste persone sono prive di documenti, confiscati dai trafficanti.

Nella maggior parte dei casi, le vittime della tratta non dispongono dei mezzi finanziari per rientrare nei loro paesi di origine nè dei documenti necessari per il viaggio. I paesi coinvolti nel processo di rimpatrio dovrebbero quindi incaricarsi della loro assistenza e del loro rientro.

Dovrebbero, inoltre, essere avviati dei programmi per garantire la sicurezza delle vittime che desiderano rientrare nei loro paesi. Questi programmi dovrebbero proporre una vasta gamma di servizi adattati ai bisogni del rimpatriato, come consulenza prima e dopo la partenza, sostegno finanziario, mediazione con la famiglia, assistenza alla reinserzione, servizi di orientamento, formazione professionale e permanente e aiuto nella ricerca di un lavoro.

Assistenza al ritorno volontario

Dal 1979, l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) ha avviato dei programmi di assistenza al ritorno volontario per gli Stati membri dell’Unione europea.

Questi programmi propongono al migrante una soluzione più dignitosa dell’espulsione, poichè evitano l’impatto negativo dell’espulsione e le sue eventuali ripercussioni sul processo di reintegrazione nel paese di origine.

Dal punto di vista economico, poi, grazie ad accordi con compagnie aeree e altre società di trasporto, le spese di questi programmi sono inferiori alle spese di viaggio e di eventuale soggiorno prolungato delle procedure di espulsione.

I programmi di assistenza al ritorno volontario si sviluppano in tre fasi : il period o precedente la partenza (con informazioni e consulenze alle comunità di migranti nei paesi di accoglienza), il viaggio e l’accoglienza all’arrivo, laddove l’OIM è presente nel paese di origine (l’accoglienza all’arrivo, l’informazione e l’orientamento dei migranti, il finanziamento degli eventuali spostamenti all’interno del paese).

Assistenza al ritorno volontario e alla reintegrazione

Per assicurare la perennizzazione del ritorno e ridurre le cause fondamentali della tratta di esseri umani i programmi di ritorno volontario dovrebbero essere associati a quelli di assistenza alla reintegrazione.

L’elaborazione e la realizzazione dei programmi di assistenza al ritorno e alla reintegrazione devono essere studiati individualmente poiché le condizioni, le necessità e le priorità delle vittime differiscono in funzione delle circostanze, soprattutto in funzione del loro paese di origine.

Tra i suoi vari progetti, l’OIM, in partenariato con le agenzie governative competenti, le ONG locali e le organizzazioni intergovernative, gestisce un progetto per la prevenzione, il ritorno volontario e l’integrazione in sei paesi della regione del Mekong : la Tailandia, la Cambogia, il Vietnam, il Myanmar, il Laos e la provincia cinese dello Yunnan.

Il programma si prefigge di rompere il circolo vizioso della tratta di esseri umani attraverso la creazione di infrastrutture efficaci per il ritorno volontario e la reintegrazione delle vittime della tratta in particolare e di altre vittime vulnerabili in generale. Il progetto vuole ridurre i rischi delle vittime di ritrovarsi in situazioni di sfruttamento e contribuire alla lotta contro la tratta di esseri umani nella regione.

Nei paesi di origine, i programmi di ritorno volontario e di reintegrazione propongono una vasta gamma di attività in funzione della disponibilità e delle capacità delle organizzazioni cooperanti. Questi programmi sono realizzati dalle autorità governative o dalle ONG e offrono un’assistenza sanitaria e psicologica, un alloggio, dei servizi di formazione e di orientamento, nonché dei micro-crediti e delle attività per facilitare la creazione di un reddito.

Il progetto ha permesso di aiutare diverse centinaia di vittime a rientrare nel loro paese d’origine. Una parte ha anche partecipato ai programmi di assistenza alla reintegrazione.

Parallelamente, sono state organizzate delle attività di prevenzione nell’ambito della lotta contro la tratta di esseri umani e di sensibilizzazione all’HIV.

Sono stati realizzati altri progetti per assistere le comunità soggette all’emigrazione illegale e alla tratta.Sono state organizzate delle formazioni sulla protezione e assistenza alle vittime per il personale delle ONG e delle organizzazioni governative locali.

 

 

 


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Teléphone: à venir - Fax. 01 55 35 36 56
Email: info@victims-of-trafficking.org

 

 

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